Scoprire che tuo figlio si autolesionista è un’esperienza spaventosa. Spesso inizia con segni sottili: maniche abbassate per nascondere segni, graffi inspiegabili o un insolito bisogno di privacy. Le domande immediate: Perché? Come ho fatto a perdermelo? E adesso? – sono naturali. Molti genitori si sentono impotenti, spaventati e affranti. Queste reazioni sono normali, ma comprendere il comportamento stesso è fondamentale.
L’autolesionismo è una richiesta di aiuto, non un tentativo di suicidio. È un modo con cui gli adolescenti possono affrontare emozioni travolgenti e, con il giusto supporto, possono apprendere meccanismi di reazione più sani. Ignorarlo non lo farà scomparire; aumenterà.
Cos’è realmente l’autolesionismo
L’autolesionismo, chiamato anche autolesionismo non suicidario (NSSI), implica ferirsi intenzionalmente come un modo per affrontare un intenso dolore emotivo. Le forme più comuni includono tagliare, bruciare, graffiare, colpire o persino stuzzicare la pelle.
Nonostante la natura allarmante di questi comportamenti, l’obiettivo primario solitamente non è la morte. Gli adolescenti si autolesionano per allentare la pressione emotiva, il senso di colpa, la vergogna o i sentimenti di intorpidimento. È una strategia di coping disadattiva quando le emozioni sembrano troppo intense per essere gestite.
Quanto è comune?
L’autolesionismo è più diffuso tra gli adolescenti di quanto la maggior parte dei genitori creda. Gli studi dimostrano che circa 1 adolescente su 5 ha commesso atti di autolesionismo ad un certo punto. Le ragazze riportano costantemente tassi più elevati, ma anche i ragazzi ne sono colpiti. Le tendenze recenti indicano che gli episodi di autolesionismo nei dipartimenti di emergenza, soprattutto tra le ragazze (di età compresa tra 10 e 14 anni), sono in aumento. Il quadro è complesso; mentre i tassi complessivi potrebbero stabilizzarsi, permangono disparità tra genere, razza e giovani LGBTQ+.
Il punto fondamentale è questo: l’autolesionismo non è raro. La consapevolezza è essenziale.
Perché gli adolescenti si danno all’autolesionismo
L’adolescenza è già emotivamente turbolenta. Gli adolescenti spesso non hanno gli strumenti per gestire efficacemente sentimenti intensi. L’autolesionismo diventa uno sfogo quando le emozioni sembrano travolgenti.
A livello biologico funziona così: l’autolesionismo innesca il rilascio di endorfine nel cervello, creando un temporaneo senso di sollievo. Ciò può rendere il comportamento assuefazione. Gli adolescenti lo descrivono come un modo per “allentare la pressione” o intorpidire il dolore emotivo.
Riconoscere i segni
L’autolesionismo è spesso nascosto. I genitori potrebbero non notare i primi segnali di allarme, come:
- Ritiro improvviso dalle attività sociali
- Cambiamenti di umore o comportamento (maggiore irritabilità, tristezza, ansia)
- Lesioni inspiegabili (tagli, ustioni, graffi)
- Indossare maniche lunghe o coprire la pelle anche quando fa caldo
- Maggiore segretezza o atteggiamento difensivo
- Trovare oggetti insoliti (lame di rasoio, oggetti appuntiti)
Questi segnali non significano automaticamente che un bambino sia autolesionista, ma meritano attenzione.
Cosa fare se sospetti di autolesionismo
Scoprire o sospettare un atto di autolesionismo è terrificante, ma mantenere la calma è fondamentale. Avvicinati a tuo figlio con curiosità, non con panico o punizione. Le reazioni basate sulla vergogna (“A cosa stavi pensando?”) probabilmente li spegneranno.
Prova invece l’empatia: “Ho notato che ultimamente sembri distante. Sono qui se vuoi parlare”. Oppure: “Grazie per aver creduto in me. Mi dispiace che tu stia soffrendo, troveremo aiuto insieme”.
L’aiuto professionale è vitale. Anche se tuo figlio lo considera “non un grosso problema”, l’autolesionismo è un segnale di disagio emotivo sottostante.
Il ruolo della terapia
Terapie come la terapia comportamentale dialettica (DBT) sono molto efficaci. La DBT insegna agli adolescenti abilità pratiche per regolare le emozioni, tollerare l’angoscia e affrontare situazioni difficili senza autolesionismo. Anche il coinvolgimento della famiglia nel trattamento può essere potente, poiché aiuta i genitori ad apprendere le stesse capacità di coping dei loro figli.
Il risultato finale
L’autolesionismo è un segno che tuo figlio sta lottando. Non si tratta di cercare di ferirti; si tratta di cercare di affrontare il dolore. La guarigione è possibile con il giusto aiuto, l’empatia e la volontà di ascoltare.
Risorse:
- 988 Suicide & Crisis Lifeline: Chiama o invia un SMS al 988 per ricevere supporto riservato e gratuito.
- Riga di testo di crisi: Invia SMS a HOME al 741741.
- HelpLine NAMI: 1-800-950-NAMI (6264).
- Linea per adolescenti: Chiama il numero 800-852-8336 per supporto peer-to-peer.
